mercoledì 16 gennaio 2019

Le lunghe curve della nostra vita

Ci sono momenti nella vita di ciascuno in cui si prende veramente coscienza di cosa si è e di come la nostra vita ci spinga a intraprendere strade che non si pensava e non si voleva percorrere.

Può essere la scomparsa di una persona cara, o la fine di un amore, una malattia o un lavoro che cambia, altri avvenimenti che ti spingono su strade nuove, che fanno paura, che ti inducono a cambiamenti del tuo modo di vivere che non avevi programmato.

La vita è quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri programmi”, scriveva John Lennon e dunque molto spesso sono proprio questi eventi a introdurti in una nuova strada.

A volte queste strade hanno curve ampie, lunghe, che sembrano non finire mai e che prolunghi perchè anche tu vorresti che non finissero mai, eppure a un certo punto anche queste, sono destinate a concludersi e si aprono davanti a te mondi diversi.

Si perchè mentre le percorri quelle curve, è come se un distacco definitivo non avvenisse mai, fosse da te rinviato e in qualche modo dentro di te continuano a convivere ancora passato e presente, un passato e un presente che non ti permette di vedere il futuro, forse neanche di immaginarlo.

Ma poi a distanza di tempo, forse anche per altre cose che ti accadono, riesci a rivisitare la tua vita guardandoti indietro, e se riesci a vedere tutto con un maggiore distacco, capisci che quella strada ha avuto un senso, che anche quella lunga curva ha avuto un senso e ti trovi a vivere in mondi e spazi nuovi e forse anche pronto a guardare davanti a te e a non voler negare di dare un'opportunità al futuro che ti attende.

E ti rendi conto che niente di te, di quello che credevi e amavi, di quello che hai costruito è andato perso, solo cambia come prospettiva e resta come radice profonda del tuo essere.

Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici” – dice un proverbio cinese – e questo credo sia profondamente vero.

Di mio padre, per esempio, resta dentro di me la sua capacità di essere stato un uomo costruttore di relazioni, e proprio le relazioni sono ciò che di lui sento di voler portare nel mio cammino.

Si, quella curva lunga, larga, era ed è stata anche un modo per riscoprire le proprie radici.

Radici di fede, di valori, di coraggio di cercare, di provare a non richiudersi in se stessi, radici di dubbi e di domande, di impegno sociale, di idee a cui si capisce di non poter rinunciare. 

Il cammino verso il futuro inizia solo quando si è fatto pace con il proprio passato, dove ti può restare la malinconia per le cose belle andate, o la nostalgia per le emozioni vissute, o il ricordo di un volto amato che se ne è andato e che devi cercare di riuscire a vedere solo con gli occhi dell'amore vero, ma dove tutto trova anche una sua collocazione perchè niente si è perso di ciò che conta e tutto ha contribuito a costruirti.

Lì finisce la lunga curva e allora, solo allora accade quello che si prova molto spesso quando si cammina in montagna e improvvisamente si aprono davanti a te panorami diversi che prima non avevi visto. 






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