mercoledì 12 dicembre 2018

Antonio Megalizzi, il giovane che ama il giornalismo e l'Europa



In queste ore il pensiero corre verso Antonio Megalizzi, il giovane volontario di Europhonica (format radiofonico universitario internazionale che segue le attività dell'Europarlamento), rimasto gravemente ferito a Strasburgo durante l'attentato terroristico compiuto dal terrorista Cherif Chekatt. 

Un ragazzo Antonio che con questo impegno cercava di unire le sue due più importanti passioni, il giornalismo e l'Europa. 

Un sogno il primo che sta per portarlo, grazie alle collaborazioni in corso con la radio, al tesserino di giornalista pubblicista. 

L'altro suo sogno è l'Europa e la sua crescita, tanto che solo pochi giorni fa stava distribuendo volantini per l'associazione Trentino-Europa, proprio per far conoscere le istituzioni europee all'interno della regione dove vive.

Giornalismo ed Europa: un lavoro il primo, in questi anni sempre più attaccato e denigrato; una istituzione la seconda anch'essa continuamente messa in discussione e spesso vista come una nemica o comunque un ostacolo alle aspirazioni di singoli stati e popoli.

Eppure proprio in questi giorni la famosa rivista Time ha individuato proprio nei giornalisti le persone dell'anno 2018. Nel corso dell'anno almeno 52 giornalisti sono stati assassinati e il famoso magazine ha deciso di rendere omaggio al coraggio di chi rischia tutto per raccontare la storia del nostro tempo.

La stessa Europa, tanto bistrattata ed attaccata, è quell'istituzione che pur con tutti i suoi limiti ha garantito agli abitanti del nostro continente 70 anni di pace e di sviluppo sociale, ha portato avanti valori comuni, tenuto aperte le frontiere, permesso ai nostri giovani e a tutti noi una libertà di movimento e di scambi.

Entrambi sono parte importante della vita di Antonio, ciò per cui sta lavorando con il desiderio di costruire anche su di essi il suo futuro.

E proprio nell'inseguirli e coltivarli si è trovato a percorrere una strada maledetta dove ha incrociato lo sguardo, la follia e la rabbia criminale di un altro ragazzo della sua età che gli ha sparato.

Un giovane senza speranza Cherif, braccato, senza sogni, che ha deciso di seminare morte e dolore, magari con l'illusione di seguire un dio violento e incapace di amore. 
 
Pensando a queste cose mi viene da riflettere sul bisogno che anche noi adulti abbiamo di giovani come Antonio, pieni di speranza e di voglia di fare, giovani che credono in se stessi e che vogliono operare per costruire un futuro migliore.

Siamo qui a sperare e a pregare il Dio dell'amore affinchè Antonio riesca a superare questo difficile momento, possa guarire e tornare a inseguire i suoi sogni.

Con la speranza che il giornalismo e l'Europa siano il suo futuro lavoro di domani e il continente dove insieme si possa vivere nella costruzione della pace e della giustizia sociale.


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