mercoledì 28 novembre 2018

Ripartire dalle parole di Kant



Sono giorni tristi quelli che stiamo vivendo con la fiducia votata alla Camera per la conversione in legge del cosiddetto decreto sicurezza e la decisione del governo di non firmare il Global compact for migration fino a che il Parlamento non si pronuncerà in merito, venedo meno a quanto annunciato a settembre all'Onu dal Premier Conte e dal Ministro degli Esteri Moavero.



Il decreto sicurezza da oggi è una legge che:
- favorira' l'aumento di cittadini stranieri che saranno trattati come "clandestini" dopo che fino a ieri potevano usufruire di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;
- favorirà la chiusura degli Sprar, sistema di eccellenza riconosciuto dall'ONU, che permetteva ai comuni di avere un controllo su queste persone ed a loro una possibile integrazione senza gravi ripercussioni nel contesto sociale dove vivono;
- amplierà il numero di persone che finiranno nelle mani delle organizzazioni criminali;
- renderà meno sicure le nostre città.

Sono giorni tristi come lo furono quelle del 30 luglio del 2002 con l'approvazione della  legge Bossi - Fini e il 23 aprile del 2009 con la conversione in legge del decreto sicurezza di Maroni.
Leggi che nel tempo hanno fatto crescere la percezione nei cittadini che il "clandestino" è un criminale e lo straniero che vive qui da noi solo un ostacolo e un peso.

Un'escalation culturale che spinge il nostro paese ad alzare muri sempre più alti, ad  individuare il suo nemico nel cittadino straniero, ad un isolamento sempre maggiore nel contesto europeo e ora anche all'Onu, al disconoscimento dei valori che hanno fatto grande nel mondo il nostro popolo.
Sembra strano, ma proprio coloro che a parole dicono di voler difendere i valori e le tradizioni dell'Europa, sono invece i primi a rinnegarli ed a svuotarli di senso e concretezza.

Ma c'è anche una sfera personale della vita che vede molte persone reagire democraticamente e dire no a questo modo di intendere la convivenza tra gli uomini.

Vengono in mente le parole di chi, come Kant, nei secoli scorsi ha contribuito a dare un'anima alla nostra Europa: “Ospitalità significa il diritto di uno straniero, che arriva sul territorio altrui, di non essere trattato ostilmente”.

Da queste parole, anche se ci vorra' tempo, si deve ripartire, operando ogni giorno per favorire, ciascuno nella nostra vita, atteggiamenti di accoglienza e non di rifiuto e di ostilità.




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