venerdì 19 ottobre 2018

Il coraggio di tenere aperta la porta - storia della Fraternità della Visitazione

Il 7 ottobre del 2001 si apre per la prima volta la porta della Fraternità della Visitazione nella canonica della chiesa di San Miniato a Piandiscò; una porta che si apre con tre giovani suore pronte ad accogliere sulla soglia di casa, persone con cui condividere un tratto di strada.
Le giovani suore sono Lucia, Simona e Letizia, tre donne in cerca da tempo di una strada lungo la quale fosse possibile incontrare Dio nelle persone che avrebbero bussato a quella porta.

L'idea della casa di accoglienza e' nata dopo la scelta di spendere la vita al servizio degli altri – ci spiega Suor Letizia – una scelta che è cresciuta in noi come vocazione, quando ciascuna di noi ha intuito, sulla base delle proprie esperienze personali che la forma piu' evangelica era quella di vivere insieme ai poveri e in modo particolare con la porta aperta. Ma si voleva sperimentare anche che i poveri e i ricchi si possono incontrare e che anche il povero poteva dare qualcosa al ricco.

Storie diverse anche quelle di Suor letizia, Lucia e Simona, legate alle parrocchie di origine, ma tutte e tre con il desiderio di consacrare la loro vita alle necessità dei poveri. Tutte e tre hanno avuto però due importanti punti di riferimento: il primo Don Mauro Frasi, che già nella sua prima esperienza a Pelago, aveva iniziato l'esperienza di accoglienza verso i poveri, e che poi hanno continuato a frequentare nella sua successiva esperienza alla chiesa del Giglio a Montevarchi; l'altro il Vescovo Luciano Giovannetti, che ha intuito le necessità e il sogno di loro tre che volevano dar vita a un convento aperto e innovativo, e ha permesso la nascita dell'esperienza della Fraternità, ha dato loro in comodato d'uso la canonica di San Miniato, ha dato vita a questa esperienza dove tutti gli anni Simona, Letizia e Lucia rinnovano i voti di fronte alla loro comunità. Lita va sempre scelta, rinnovata e non c'e' un per sempre. Così ogni anno Simona, Letizia e Lucia rinnovano le loro motivazioni e la loro scelta di povertà
Il Vescovo Giovannetti ha anche “trovato” il nome della fraternità: visitazione perche' ogni incontro e' una visita di Dio a noi e perchè ciò accada occorre che ciascuno si muova verso la soglia, dove l'incontro accade e nasce qualcosa di nuovo nella nostra vita.

E ciascuna di loro ancora oggi continua anche ad avere una vita propria da condividere insieme: Suor Lucia che, anche dopo l'apertura della Fraternità, non ha mai cessato di lavorare come operaia in un calzaturificio (dove svolge anche il ruolo di sindacalista della CGIL), Suor Simona con l'impegno con la Fondazione Giovanni Paolo II e i giovani dell'oratorio dei salesiani a Figline, Suor Letizia impegnata nel coordinamento del valdarno di Libera, occupandosi di formazione e di scuola.

Ma non è stato un inizio facile quello di Suor Lucia, Simona e Letizia, perchè nei primi tempi non si presentava nessuno ed erano anche preoccupate pensando che il loro sogno non si sarebbe realizzato. In questo senso anche la scelta di aprire una casa di accoglienza rivolta a madri con bambini, non è stata pensata prima, ma nata grazie alle prime persone che sono arrivate; si sono presentate alla canonica di San Miniato una donna con due bambini. Loro le hanno accolte sulla soglia di casa, proprio come Elisabetta accolse Maria, la prima in attesa di Giovanni il Battista e l'altra in attesa di Gesù. Come loro due si abbracciarono, così Simona, Letizia e Lucia hanno abbracciato quella donna e i suoi due bambini. Quell'abbraccio ha aperto un mondo di speranza.

Da allora sono trascorsi 17 anni e ad oggi hanno attraversato quella soglia oltre 700 persone di cui più di 300 bambini di 37 nazionalità diverse. Nella Fraternità della Visitazione sono nati 36 bambini, e in quelle stanze, oltre agli ospiti (oggi sono circa 20) si muovono decine e decine di volontari che in vario modo e con compiti e ruoli diversi, danno una mano alla vita quotidiana della casa.

Tante storie e vite diverse si sono incrociate nelle stanze della Fraternità, con donne fuggite dalla tratta, altre straniere fuggite dai propri paesi, molte hanno subito maltrattamenti familiari, qualcuna anche minacce di stampo mafioso. Non solo donne straniere sono state e sono qui, ma, anche donne italiane con figli, donne Rom, cinesi rimaste in stato interessante e per questo buttate fuori dalla fabbrica. Anche il mondo della disabilità è stato accolto alla Fraternità della Visitazione. Mondi diversi, variegati, tutte accolte senza pregiudizi e paure, con l'intento di far respirare loro un'aria di serenità e di possibilità di riscatto.

C'è una poesia, scritta in occasione della festa del 7° anno di vita della Fraternità che descrive in modo molto bello lo stile di vita della comunità. Si intitola “Il miracolo domestico dell'amore”:
Arrivi ed e' una rincorsa di cuori.
sospeso il dolore.
nei vuoti negati.
L'abbraccio ricorrente tra le persone
e sono sguardi imperfetti legati nella richiesta in un margine che,
perduti i contorni, non trova conferma
e mentre nell'ultimo passo
mi lascio alle spalle l'inconsueta famiglia
che termina un pasto
o inciampo la fuga di piccole gambe,
stringo decisa in quel luogo
conferma
esistono spazi
dove il tormento si ancora alla riconoscenza
dove il miracolo domestico dell'amore
si compie
Li' incontrarti
non chiede sforzo.

La vita nella fraternità si basa sul principio della gratuita'; non si chiede niente a nessuno, non ci sono posti convenzionati per i servizi, ma è aperta la collaborazione con le istituzioni e viene garantita a tutti la stessa forma di accoglienza. Le persone arrivano tramite la Caritas, attraverso il numero dell'antiviolenza, portate dalle forze dell'ordine o dai servizi sociali,e Suor Simona, Letizia e Lucia lavorano molto nell'emergenza, con situazioni che sembrano non avere altre chance.

Si parla si ascolta, le regole sono chiare perche' sono poche – spiega ancora Suor Letizia - chi viene da una situazione di abbandono ha bisogno di trovare un posto accogliente, sicuro, che possa offrite degli affetti. Dopo che una persona ha riacquistato un po' di fiducia in sé si cerca di pensare a un progetto personale di nuova vita. Nessuna è obbligata a restare in Fraternità e c'e' liberta' di andare via, ma nella normalita' si fanno percorsi accompagnati per uscire dalla fraternità.

Un percorso accompagnato di uscita dalla fraternità può variare da
1 anno a 5/6 anni; ora ci sono accoglienze molto piu' lunghe rispetto a prima quando si aveva principalmente il bisogno di una casa e di un lavoro, perchè soprattutto si vivono problemi affettivi, di ferite subite e di abbandoni.

Anche la Fraternità ha una sua g
iornata tipo: le suore si alzano alle 6,40 per pregare fino alle 7.30 mentre alle 7 si alzano i bambini per andare a scuola e all'asilo. Dopo le 9 prevale il silenzio in fraternità. Molte mamme vanno al lavoro, mentre le altre lavorano in casa. Ogni giorno ci sono varie cose da fare, come il disbrigo di documenti e l'accompagnamento degli ospiti in vari servizi e uffici. Con chi resta a casa alle 13 c'è il pranzo condiviso e nel pomeriggio la vita si rianima con il ritorno dei bambini. Si dà spazio a momenti di gioco, di studio, fino alla cena tutti insieme, e la preghiera la sera aperta a tutti. Alle 21.30 si va a letto.
.
La cappellina che abbiamo costruito nella parte sottostante dell'edificio ben rappresenta la vita della Fraternità – ci dice Suor Lucia – L'altare e' stato fatto con materiali di pietra trovati qui e che erano stati buttati via. il piano e' una vasca dell'acqua con pezzi di altare tolto, un portacroce vecchio, un pezzo di frantoio vecchio. Questo da il senso del vivere qui.. Pietre di scarto come queste donne che messe insieme sono invece qualcosa di bello. Sono qualcosa di sacro.

Come belle sono le esperienze che sono nate intorno alla Fraternità: Abbiamo creato un'associazione – continua Suor Lucia - , dove ognuno da' quel che puo' e dove ci si deve sentire liberi. Se noi rappresentiamo la famiglia, i volontari condividono con loro e gli ospiti un cammino dove si sta insieme. Sono come i parenti stretti, i cugini che queste donne non hanno mai avuto. Hanno liberta' di organizzare eventi, piccoli progetti, trascorrere momenti fuori insieme con gli ospiti. Poi ci sono i volontari che sono professionisti, medici, psicologi, operatori. Vengono per condividere questo stile di vita.
E non manca certo la provvidenza; qui non manca mai il cibo, i vestiti, grazie ai negozi, ai supermercati e alle parrocchie. Alcuni genitori di ragazzi che frequentano la scuola dove vanno i nostri bambini portano in Fraternità il cibo della mensa. Poi ci sono alcuni ortolani che portano la frutta fresca a non mancano anche i macellai che offrono la carne. Il territorio conosce e stima la Fraternità e lo dimostrano anche i contributi che arrivano grazie al 5 per mille.

Tenere quella porta aperta non e' un'esperienza ma e' una scelta – spiega Suor Simona - Si sceglie uno stile di vita che diventa parte di te. Una scelta che rinnoviamo ogni anno e che fondamentalmente vuol dire scegliere di continuare ad essere piu' aperti dentro di noi. Quando una mamma parte e la salutiamo noi ripercorriamo la pellicola del film che si è svolto dentro queste stanze. Per noi è veramente un grande regalo, un qualcosa che abbiamo ricevuto, che abbiamo portato avanti con fatica sia noi che lei e che ha permesso il riscatto della dignita' della persona in quanto essere pensante, amante, vivente.

Ma si deve restare comunque aperti anche alle novità nella vita della fraternità. Fa parte del lasciare la porta aperta e di accogliere sulla soglia, la vita delle persone che chiedono di entrare.

.Ogni tempo ha la sua apertura – conclude Suor Simona – e il nostro non e' un dovere, ma una scelta di vita che non puo' essere qualcosa di rigido, ma che deve fare i conti con il tempo che stiamo vivendo. A volte mi chiedo: ma se l'accoglienza delle mamme con bambini finisse, finirebbe anche questa casa? Io credo di no, credo che saremmo capaci di aprirci ad altre prospettive, nel rispetto della nostra scelta di stare in mezzo ai poveri.

Anche noi crediamo di no, carissime Letizia, Simona e Lucia, crediamo che Dio vi farebbe incontrare su quella soglia della casa della Fraternità, nuovi fratelli in cerca di un riparo, di una carezza e di un pezzo di pane, fratelli che guardandovi negli occhi, cercheranno rifugio dentro le vostre braccia, braccia che voi non esitereste ad aprire.


Suor Simona, Suor Letizia e Suor Lucia







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